Il Decreto Liquidità si è dimenticato delle Start Up Innovative

Ebbene si. Non solo il tanto atteso Decreto Liquidità è risultato essere un vero e proprio “Decreto Indebitamento” per le imprese italiane, ma si è oltremodo completamente dimenticato di un ecosistema strategico e mai così importante come quello delle Start Up Innovative. Un tessuto di ben oltre 10.000 realtà secondo l’ultimo dato 2019 di Unioncamere, nel quale oggi trovano prospettive ed impiego ben 60.000 lavoratori, ai quali toccherà l’impresa più ardua. Ricostruire un nuovo sistema economico anti-virus.

Scorgendo gli articoli della normativa appare chiaro come il condizionare l’emissione di prestiti assistiti da garanzia ad una mera percentuale del fatturato o del costo per dipendenti significhi escludere a priori tutto questo frangente di imprese che soventi non presentano almeno inizialmente nei loro bilanci né ricavi né un considerevole impiego di forza lavoro. Per non parlare di tutte quelle realtà attive nel settore della Ricerca e dell’Innovazione, come il Biotech, il Medical, ove i ricavi possono tardare a manifestarsi anche per 8 anni e la voce di costo preponderante da dover sostenere risulta essere invece quella degli investimenti in Research&Development.

Inutili anche le clausole di chiusura presenti nel Decreto per le attività costituite dopo il 1 gennaio 2019 le quali potrebbero accedere ai finanziamenti assistiti da garanzia presentando solamente l’autocertificazione di cui all’art. 46 del D.p.R 445 del 2000. Anche in tale documento viene esplicitamente chiesto di autocertificare il parametro del fatturato conseguito nel 2019. E quindi siamo al punto di prima.

Bisognerà attendere il prossimo Decreto, intitolato “Ripresa”, sperando che questa volta non si tramuti dopo la prima lettura in “Depressione”, il quale dovrebbe essere pubblicato agli inizi di maggio. Importante è stata l’attività di denuncia fatta dal Presidente di StartUpItalia Angelo Coletta al Sole 24 Ore, il quale ha fatto notificare al Governo alcuni suggerimenti economici e fiscali di sostegno per le imprese innovative quali:

  • Estensione della garanzia dello Stato al 100% per i finanziamenti fino agli 800.000 euro;
  • Estensione dell’importo massimo erogabile dal 25% al 100% del fatturato per finanziamenti assistiti da garanzia;
  • Introduzione degli investimenti in Ricerca e Sviluppo e le spese per le consulenze quale parametro per accedere ai finanziamenti assistiti da garanzia;
  • Deduzione dell’intero ammontare investito dalle Imprese per l’acquisizione del 100% del capitale di una impresa (startup o PMI) innovativa.
  • Previsione di voucher fino a 25mila euro per le startup che accedono a programmi di accelerazione;
  • L’introduzione di un Fondo di Debiti Convertibili garantiti fino a un milione di euro, anche a condizione che almeno il 15% venga sottoscritto dai fondatori e dai soci;

Nell’attesa di decreti e facilitazioni “all’italiana” ogni startupper e non solo deve sapere che esistono plurime forme di autofinanziamento in grado di creare sacche di liquidità considerevoli utili al sostentamento della prima fase di vita dell’azienda, la fase di Seed, la più ardua, ove le stime sui default ratio nei primi due anni di attività superano il 70%.

Trattasi della raccolta di moneta digitale, denominate secondo la dizione anglosassone Security Token Offerings. Un veicolo innovativo, globale, estremamente elastico, tuttora relativamente sconosciuto ad alcune latitudini rispetto alle forme più canoniche di finanziamento.

Evoluzione diretta rispetto alle oramai più comuni Initial Coin Offerings (ICO), le STO permettono di utilizzare la tecnologia blockchain al fine di raccogliere capitale Seed per poter lanciare o rifinanziare un progetto, normalmente in seno ad una Startup Innovativa. Ma non solo.

Ma quali sono esattamente i vantaggi di lanciare una STO rispetto ai canali più tradizionali ed ormai oggetto di un credit crunch che diventa ogni giorno più stringente?

L’utilizzo della blockchain permette di creare un token (moneta o voucher digitale) a cui ancorare una componente di origine finanziaria, ad esempio un titolo di credito o partecipativo. Una volta “costruito” il token, esso sarà messo in vendita in differenti giurisdizioni dove potrà essere acquistato e sottoscritto da diversi fruitori, i quali andranno da un lato a finanziare immediatamente il progetto sottostante, quindi la Startup, dall’altro si ritroveranno in mano un vero e proprio investimento che, nel tempo, andrà a maturare dividendi, tutto questo senza dover passare attraverso i canonici intermediari finanziari.

Le STO hanno visto la luce effettivamente nel corso del 2018, ma è solo nel 2019, ove la maggior parte dei progetti in ICO cominciavano a fallire clamorosamente, che ha raggiunto l’interesse del pubblico globale.  Oggi, in un 2020 colpito da una nuova crisi finanziaria che potrebbe essere tristemente senza precedenti, le STO rappresentano un nuovo paradigma per tutte quelle Startup o Piccole Medie Imprese “dimenticate” dalle Istituzioni che ritengono di possedere un quid pluris. Nel 2019, unicamente nella piccola ma vicina Svizzera, le STO proposte hanno raccolto la somma di circa 98 milioni di dollari (fonte: blockstate) e tale trend  è destinato ad aumentare negli anni a venire.

Le Security Token Offerings rappresentano pertanto un nuovo ed importante strumento entrato per questioni esclusivamente di merito ed efficienza nella panoplia dei finanziamenti d’azienda in senso lato, scelte sempre da più players a livello globale quale veicolo per supportare e lanciare progetti innovativi su piccola, media e larga scala.

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